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Grammatica di un esilio
Genere: romanzo
Voto: 4 / 5
Autore: Atiq Rahimi
Traduttore: Ester Borgese
Anno: 2018
Titolo originale: La ballade du calame
Trama

Esistono le parole per raccontare l’esilio?
Questa è la domanda da cui parte la narrazione di Atiq Rahimi, il quale sente il dovere di raccontare l’esperienza sua e di chi come lui è costretto ad abbandonare la propria terra, la propria lingua, la propria “madre”.

In seguito all’arresto del padre, la vita di Atiq e della sua famiglia viene cambiata radicalmente dalla necessità di partire e allontanarsi dalla terra natia, l’Afghanistan, per cominciare una vita di peregrinazione ed esilio.
Quello di Rahimi è un vero e proprio bisogno di raccontare la sua esperienza e insieme quella di migliaia di altri “esseri migratori, dispersi ai margini della terra, sospesi nella nebulosa spirale del tempo [che] mi guardano mentre cerco disperatamente le parole, i respiri, per raccontare i loro peripli, riportare le loro grida.” 
È un bisogno doloroso e anche difficile da soddisfare, tanto che la ricerca delle “parole” si trasforma in un’altra forma di linguaggio, un linguaggio artistico che è l’unico in grado di rendere giustizia al tema.

Il principio di questa trasformazione sta nel primo carattere dell’alfabeto arabo - persiano, che nella sua semplicità racchiude in sé il significato stesso dell’esistenza: l’ “alef”, che corrisponde alla lettera "a", rappresenta, per lo scrittore, l’origine di ogni cosa e allo stesso tempo la solitudine in quanto lettera isolata (la lettera “alef”, infatti, non si lega alle altre consonanti o vocali nella scrittura arabo-persiana).

Atiq Rahimi
Nato a Kabul nel 1962, ha ottenuto l’asilo politico e attualmente vive a Parigi. Il suo romanzo del 2000, Terra e cenere, scritto nella lingua persiana dell’Afghanistan, è diventato un best seller in Europa e in Sud America. Un film tratto dal libro, diretto stesso Rahimi, ha vinto il Prix du Regard vers l’Avenir al Festival di Cannes 2004. Il film ha partecipato a 50 festival cinematografici, ottenendo 25 riconoscimenti.
Presso Einaudi ha pubblicato:
  • Terra e cenere - 2002 e 2010
  • Le mille case del sogno e del terrore - 2003
  • L’immagine del ritorno - 2004
  • Pietra di pazienza - 2009 e 2011 (scritto direttamente in francese, con cui ha vinto il Goncourt 2008)
  • Maledetto Dostevskij - 2012
Sul romanzo è stato scritto...
"Ho parlato molto della mia terra natia, delle donne biasimate, della guerra che si è presa mio fratello e ha disperso la mia famiglia ai 4 angoli del mondo… Ma non ho mai evocato il mio esilio. Non appena mi appresto a descriverlo sono disarmato, muto, come davanti a un buco nero. L’esilio è una strada senza ritorno. Una volta dentro non si riesce più a disfarsene. Si diventa per sempre un essere errante, da quel momento si è intessuti. Sono come la callimorphe, questa farfalla migratrice dalle ali nere zebrate di bianco che dopo aver lasciato il suo bruco è condannata a volare notte e giorno."
Atiq Rahimi
"Come si costruisce un’identità plurale? Quella di Atiq Rahimi è definita nelle sue “erranze”. Le tappe del “viaggiatore sorprendente” sono il ritmo di questo romanzo poetico e appassionato. La grammatica emotiva di un grande scrittore, la mappa – a parole – di un’esistenza."
Paolo Di Paolo

L’esilio non si scrive. Si vive. Si vive una volta soltanto, come un’esperienza originale, che si rivela e mi rivela nell’unica via che è quella della creazione

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Ogni essere, ogni cultura, ogni realtà, per poter esistere nella Storia, ha bisogno di essere raccontato. Di essere raccontato per mezzo di parole. [...] Ed è nella solitudine che ogni parola diventa segno, l’impronta dell’assente, il nome del corpo desiderato, l’espressione di una condizione invisibile.

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[...] io mi sento piuttosto imbarcato in questa strada dall’esilio, dalla lingua, dal desiderio e dall’assenza. Sì, sono questi quattro elementi a formare il substrato delle mie callimorfie. Diversamente, non saprei né disegnare né calligrafare. Nella mia solitudine, diurna o notturna, mentre cerco una parola per chiamare la mia erranza e non trovo niente, la mano rifugge i miei pensieri e, in mancanza di parole da trascrivere, s’impadronisce di una penna, si muove su un foglio bianco, traccia linee senza sapere dove mi conducono.

 

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